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La
magica musica
della Grecia
Introduzione alla musica greca
(Dimotika, Rebetiko, Laikò,
Laika moderna, pop, rock e dance music. Una carrellata per
capire come si sono evolute le musiche e le canzoni greche
nell'ultimo paio di secoli)
Le pop
star elleniche
(Ritratti di alcuni artisti
protagonisti dello scenario musicale ellenico di oggi. Despina
Vandi, Antonis Remos, Anna Vissi, Thanos Petrelis, Elena
Paparizou ed altre pop star nelle loro biografie, condite con
qualche gossip...)
Danze
e ritmi dalla Grecia
(Melodia, ritmo e danza
sono un tutt'uno nella musica e nella canzone ellenica.
Impariamo a scoprire questo affascinante mondo)
La
musica greca a casa nostra
(Nel villaggio globale è
possibile vivere la Grecia dal proprio computer. Facciamolo con
la sua musica, scoprendo i siti specializzati, quelli degli
artisti e le emittenti
radiofoniche e televisive accessibili on line)
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Introduzione alla Musica Greca
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La cucina greca non è
solo souvlaki e moussaka.
Il vino greco non è
solo retsina.
La musica greca non è
solo sirtaki.
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Intro
Tentiamo in queste
pagine di fornire qualche elemento di conoscenza del grande
patrimonio culturale rappresentato dalla musica greca. Si sarà
accorto, chi ha avuto occasione di visitare la Grecia almeno una
volta, che le musiche e i suoni, i ritmi e le danze, sono
incorporati alla magica atmosfera che pervade questa terra.
Molto riduttivo
tornare in Italia (o nel proprio Paese d’origine) pensando che “…durante
le vacanze abbiamo ascoltato tanto sirtaki…”. Molto ma molto
di più. Che la musica in Grecia sia una parte importante della
cultura nazionale lo si capisce anche da come la quasi totalità
dei greci ne sia coinvolta, a prescindere da sesso, età e
professione. Non capita spesso in Italia vedere folle di giovani
buttarsi in pista quando il DJ comincia a mixare liscio e musica
folk. Può capitare con gli anni ’60, e negli ultimi tempi anche
’70 e ’80, ma queste sono mode, i cosiddetti boom di ritorno, e
comunque riguardano solo alcuni generi e spesso si tratta di
musica non nazionale (soprattutto per quanto riguarda anni ’70 e
’80). Sto ovviamente parlando della musica popolare greca,
quella composta prevalentemente nel corso del XX secolo e di
quello precedente, che si è evoluta fino ai giorni nostri, senza
tuttavia smarrire le proprie caratteristiche di base. Alcune di
queste sono rappresentate da un’inscindibilità fra testo e
melodia, ritmo e movimento.
| Va detto che una
corrente di “puristi” sostiene che l’europeizzazione e
l’occidentalizzazione della Grecia sta provocando, soprattutto
nelle nuove generazioni, un allontanamento dalla musica greca
tradizionale. Una tesi che merita rispetto ed ha sicuramente
qualche fondamento. In effetti tutti possono notare come la
Grecia negli ultimi anni stia assumendo abitudini e
comportamenti sempre più europei ed occidentali, subendo una
chiara influenza da queste culture, talvolta riportate da chi è
andato a studiare o a lavorare all’estero, ispirandosi alle
stesse per uno sviluppo socio economico che è visibile con
chiarezza. Questo fenomeno investirebbe anche la musica, e un
ruolo lo avrebbero anche le scuole, principali sorgenti di
formazione culturale. Probabilmente la musica e la cultura
tradizionale della Grecia non sono più considerate come elemento
di cui andare fieri, rivendicando una propria peculiarità, ma
una questione legata al passato, della quale quasi vergognarsi,
preferendo una integrazione all’occidente, mentre storicamente
questi territori sono legati casomai a culture più orientali. |

Bouzouki e
Baglamas
protagonisti
della musica ellenica da quasi un secolo a questa parte |
Si affievolirebbe,
dunque, anche il senso di patria e di nazione che è sempre stato
un elemento che ha contraddistinto i greci. Sarebbe un terribile
malinteso, perché sarebbe sbagliato ridurre il passato solo alle
tremende e oscure esperienze dittatoriali, o ancora alle vicende
legate alla lunga occupazione turca e quella successiva durante
la guerra mondiale. Anzi, la musica è stata, come dimostreremo,
uno strumento di ribellione e di emancipazione popolare.
Pur non prive di
fondamento, a parere di chi scrive paiono tesi un po’ esagerate
e comunque un po’ affrettate e acerbe, tuttavia, vista la
rapidità di evoluzione dei sistemi socioeconomici tipica della
fase storica in cui viviamo, occorre comunque tenere monitorata
la situazione, cercando di rassicurare i nostri amici greci del
fatto che il mantenimento della loro identità e della loro
cultura è un valore e non rappresenta affatto un freno alla loro
evoluzione, tanto meno è in contraddizione con la giustissima
esigenza di confrontarsi ed integrarsi con il sistema Europa. In
tutti i casi, se analizziamo il fenomeno musicale nello
specifico, osserviamo che fra le nuove produzioni la maggior
parte delle stesse sono ancora ben ancorate alle sonorità e alla
cultura tradizionale della Grecia.
Proviamo dunque a
fornirci e a fornirvi qualche rudimento su tutto ciò che
riguarda la musica greca tradizionale, ma anche largo spazio
alla nuova musica ellenica e ai suoi protagonisti. La musica
popolare moderna, la musica dance, rock, pop prodotta in Grecia,
che preferibilmente, appunto, vogliamo sperare, mantiene alcune
sonorità che la tengono ancorata al territorio, ma si apre
positivamente, nell’era della globalizzazione, in modo
costruttivo e mantenendo la propria identità, alle varie
contaminazioni. In effetti, la canzone greca segue l’evoluzione
sociale avvenuta nei secoli. La canzone del paese, della
campagna, delle isole, che non manca di essere un vettore per
esprimere il dolore e la ribellione contro l’invasore o
l’oppressione, si trova nei tempi moderni ad essere affiancata e
superata dalla canzone urbana, maggiormente capace di esprimere
i sentimenti di una nuova classe sociale, proletaria e
sottoproletaria, che popola le città e le sue periferie. La
città come nuovo centro di sviluppo della società, la taverna e
il cafè come nuovi luoghi per suonare, ascoltare e condividere
la musica. Infine l’evoluzione del villaggio globale, che
travalica confini ed identità producendo un miscuglio che può,
come detto, essere terrificante, omologante, oppure si può
decidere di non buttare il cervello all’ammasso, valorizzando le
differenze e peculiarità della propria cultura. Una città
globale dove non deve prevalere un pensiero unico ma devono
convivere tante idee e valori differenti.
Tentiamo ora una
suddivisione, quantomeno in ambito temporale, fra le grandi
famiglie o tendenze nel campo della musica e della canzone che
hanno caratterizzato la terra ellenica negli ultimi due secoli.
- Musica popolare
“rurale”: Dimotika
- Musica popolare
“urbana”: Rembetiko, Laikò, Entechno
- La peculiarità
del Tsifteteli
- L’evoluzione
della musica popolare in Laika moderna e l’avvento di stili
rock, pop e dance
Dimotika
(canzone dimotika = δημοτικό τραγούδι; plurale = δημοτικά
τραγούδια)
Rientrano in questa
tipologia le canzoni e le musiche più tradizionali della Grecia,
laddove gli strumenti musicali preminenti sono il clarino, il
violino, il mandolino e il tamburo, talvolta il liuto, la lira e
altri strumenti meno diffusi. Da questo elenco manca il bouzuki
(e il baglamas, una specie di piccolo bouzuki), vero
protagonista di tutto il resto della musica folk ellenica.
Dunque, prima considerazione: la musica Dimotika è la musica
popolare greca nella quale non sono presenti il bouzuki e il
baglamas. Sillogismo forse un po’ banale, ma confortato dal
fatto che il bouzouki si afferma come strumento dopo gli anni
’20, e la musica dimotika rivendica radici ben più antiche,
vantando, pur senza aver prove provate, di essere l’erede della
musica greca antica e il suo elemento di continuità. E’
pericoloso approfondire in questo argomento, non essendo
musicologi, ma anche per la difficoltà, tipica di chi intende
addentrarsi nella storia della Grecia, di trovare un nesso di
continuità negli eventi che si sono succeduti, perché nella
sostanza queste terre sono state letteralmente “oscurate” dalla
lunga dominazione turco-ottomana, rimanendo per altro tagliate
fuori da tutti i processi che hanno interessato l’Europa
occidentale. La musica dimotika appare comunque influenzata da
suggestioni e tonalità provenienti dall’oriente e risente
sicuramente delle culture bizantine, turche, persiane e
balcaniche. In più, la musica dimotika rappresenta – e questa è
la sua vera essenza – la società rurale ellenica, così come si è
sviluppata nei secoli, e differisce dalla musica laika (anche se
la traduzione sembrerebbe simile, cioè popolare, del popolo) per
il fatto che quest’ultima rappresenta l’evoluzione della società
nell’ultimo secolo, con i suoi processi preindustriali e
industriali e la progressiva urbanizzazione, nel senso di un
progressivo popolamento delle città e delle loro periferie, con
le conseguenti dinamiche. Dinamiche che danno vita a due generi
separati dalla Dimotika, seppur paralleli: il Rebetiko e il
Laikò; canzoni e musiche “urbane”, che hanno come più idonei
luoghi fisici di espressione non i momenti collettivi
individuati nelle campagne, ma le taverne, i cafenion delle
città.
Possiamo tuttavia,
ritornando in fretta al tema, inserire in questo gruppo tutta
una serie di movimenti regionali che hanno dato vita a veri e
propri stili e ritmi musicali, che troviamo ancor oggi
diffusissimi nelle cerimonie e festival popolari e in ogni
occasione di festa in generale, come syrtò, kalamatiano (uno dei
generi capostipiti, di origine dalla città di Kalamata),
hasaposerviko, ipirotiko, tsamiko, la musica delle isole (nisiotika).
Quest’ultima trova la sua migliore espressione nella musica
dell’affascinante isola di Ikaria (ikariotiko), con ritmi
originariamente molto lenti, ma col tempo divenuti anche
velocissimi. Si possono aggiungere anche alcune espressioni
musicali provenienti dall’isola di Creta (kritiko).
Nella musica Kleftika
(da kleftò, una sorta di banditi-guerriglieri delle montagne del
nord che si opponevano all’oppressore ottomano) troviamo invece
lo stile da cui secondo molti si è sviluppato il “Dimotiko
tragoudi” (canzone dimotika), mentre le “polifoniche” ballate e
le serenate (cantades) delle Ionie sembrano più condizionate
dall’influenza italiana, che inserite nella dinamica della
storia della musica greca, tradizionalmente “monofonica”. Il
kleftiko accompagna i greci nell’epoca della rivoluzione contro
i turchi, e nella conquista dell’indipendenza.
Rebetiko
(canzone rebetika = ρεμπέτικο τραγούδι; plurale = ρεμπέτικα
τραγούδια)
E’ il filone
principale della musica popolare prodotta in Grecia nel XX
secolo, che vanta origini e riferimenti anche nel secolo
precedente. Per dare un’idea generale su questo movimento, si
potrebbe paragonare al blues americano. Bouzouki e baglamas si
ergono da protagonisti in ritmi generalmente lenti ma possono
essere anche più vivaci. I testi sono spesso malinconici e
sentimentali, frutto di una vera e propria subcultura che ha
origine da un fenomeno sociale, derivante dalla massiccia
immigrazione, nei sobborghi delle città e nei paesi, di greci
provenienti dall’Asia Minore
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In particolare ci si
riferisce a quell’evento storico che in Grecia è ancor oggi
ricordato come “la catastrofe”, quando, a seguito degli esiti
negativi della guerra greco-turca degli anni ‘20, quasi due
milioni di greci che popolavano le terre dell’antica Ionia, in
Asia Minore, sono di fatto scacciati e si rifugiano appunto in
Grecia. L’evento più drammatico è rappresentato dall’incendio
della città di Smyrne, avvenuto il 14 settembre
1922. Il trattato di Losanna, nell’anno successivo, impone di
fatto anche a chi era restato di seguire la sorte dei compagni.
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Le
drammatiche immagini dell'Incendio di Smirne
(Clicca per ingrandire) |
Questa massiccia e
improvvisa immigrazione crea un vero e proprio sconquasso
sociale nella Grecia di quei tempi; i rifugiati popolano vere e
proprie baraccopoli nelle periferie urbane della città,
mescolandosi ai criminali e agli emarginati sociali. Si crea una
vera e propria classe di sottoproletariato, totalmente avulsa
dal contesto sociale della Grecia di allora. Una classe composta
da malinconici esuli, che cantano la loro sofferenza, la rabbia
per aver dovuto abbandonare la propria terra fertile e i loro
drammi d’amore, ma anche da malavitosi che cantano di crimini,
droga, sesso e quant’altro. Va specificato che i greci che
popolavano le regioni dell’Asia Minore vivevano in quei
territori da secoli, dunque per loro il tornare nella terra
natia dei loro avi non è certo un bene, bensì una vera e propria
tragedia umana e collettiva, con drammi famigliari, perdita di
lavoro, casa, patrimonio ed un futuro incerto in una terra
sostanzialmente più povera e meno fertile.

Suonatori di Rebetiko |
L’origine della musica
Rebetika, come detto, si fa risalire già al XIX secolo, quando
liriche e tonalità influenzate dalla cultura bizantina venivano
composte nelle città dell’Asia minore con forte percentuale di
popolazione greca (musica smyrneika) e a distanza analogo
processo si costituiva ad Atene e nei principali porti della
Grecia (Syros e Pireo). L’unione di queste due correnti produce
dunque negli anni ’20 il Rebetiko. |
Dunque una musica dal
forte connotato sociale, che descrive la situazione e la vita di
fasce di popolazione mal inserite e con gravi problemi sociali.
Teatro di questa musica sono principalmente i Tekedes, cafès in
stile turco, e i “Cafè Aman”, locali che prendono il nome dalle
esclamazioni Aman! Aman! intercalate e ripetute nei testi delle
canzoni suonate nei locali stessi, dando anche origine al genere
di musicisti Amanes, specializzati in queste musiche. Ma anche
le taverne e le bettole di periferia sono ripercorse da queste
cantate, condite da fiumi di alcool e hashish. Anche a Creta si
sviluppa uno stile analogo, che prende il nome di Tabachaniotiko.
Il nome può essere collegato, come per i Tekedes, a locali in
cui si fuma liberamente hashish e si ascolta musica, ma non c’è
una interpretazione univoca in questo senso.
Negli anni ’30 il
dittatore Metaxas mette al bando questa musica, ritenuta una
forma sotterranea per esplicitare il dissenso, e stigmatizzando
il contenuto criminale e sovversivo dei suoi testi.
Successivamente, anche per una minore radicalità dei versi, la
Rebetika trova un nuovo splendore ed è introdotta anche alle
classi sociali superiori, diventando nei fatti musica nazionale,
senza tuttavia perdere il connotato di essere un canto di lotta
e di protesta, di opposizione alle occupazioni e alla dittatura,
finanche quella dei colonnelli.
Da dove deriva il
termine “Rebetiko”? Non c’è univocità di opinioni: la teoria più
gettonata lo fa risalire a “rebet”, cioè ribelle, sovversivo, ma
c’è anche chi sostiene che derivi dal verbo “rebo” che significa
vagare, errare. Il padre della Rebetika è considerato Markos
Vamvarakis, originario dell’isola di Syros, luogo che ha la
particolarità di avere una buona fetta di popolazione di
religione cattolica, e la cui capitale Hermopoulis è stato il
centro e il porto più importante della Grecia nel XIX secolo,
mentre oggi è capoluogo delle isole Cicladi e della regione
composta dalle Cicladi stesse e le isole del Dodecanneso. Una
sua celebre composizione da tutti conosciuta, “Frangosyriani”,
parla proprio di una ragazza cattolica di Syros. Al pari di
Vamvarakis va ricordato Vassilis Tsitanis, che è considerato il
più raffinato compositore di musica rebetika, autore di circa
2000 canzoni e considerato dal grande Mikis Theodorakis “O
Theofilos” della musica popolare. Del grande Tsitanis si ricorda
“Sinnafiasmeni kiriaki”, ma la preferita di chi scrive è senza
dubbio “Ego plirono ta matia pou agapo (ksimeroni kai vradiazi)”.
Vanno certamente ricordate le voci femminili di Sotiria Bellou e
Marika Ninou. Altri da citare sono Apostolos Kaldaras, Ioannis
Papaioannou e Manolis Hiotis, mentre va segnalato assolutamente
il contemporaneo Giorgos Dalaras. Figlio di Loukas, “rebeta” che
ha ottenuto appena un briciolo del successo e la notorietà che
sarà conquistata dal figlio, Giorgos è uno degli artisti greci
più conosciuti e quello che ha venduto più dischi, fra quelli in
attività, ed è un grande interprete di musica rebetika, con una
voce davvero inconfondibile.
Laikò, Entechno e Tsifteteli
(λαϊκό τραγούδι, λαϊκά τραγούδια) (έντεχνο
τραγούδι, έντεχνα τραγούδια)
Il Laikò è il genere
musicale che ha dominato la scena negli anni ’50 e ’60 del XX
secolo, nel quale si sono messi in evidenza artisti come Stelios
Kazantzidis, Stratos Dionisiou e Giorgos Zambetas. Da questo
genere popolare, dai testi molto curati, si sviluppa il filone
più commerciale della musica e Laika moderna. Cosa differisce
fra il Rebetiko e il Laiko? Possiamo intanto parlare di che cosa
li unisce, perché entrambi gli stili sono popolari, urbani e
attengono al contesto sociale del XX secolo. In più il bouzuki,
assente nella musica rurale dimotika, viene ereditato dal Laikò
dopo che questo strumento è stato protagonista nel Rebetiko. Il
Laikò probabilmente nasce anche per contrastare l’avvento della
musica occidentale, europea ma soprattutto d’oltreoceano, che
inizia ad affermarsi in Grecia nel dopoguerra. Ne subisce
sicuramente l’influenza, ma si pone il fine di recuperare ed
aggiornare il meglio della storia della musica greca, curando
particolarmente testi e sonorità, con un uso più equilibrato
degli strumenti musicali, rispetto al Rebetiko.
Nello stesso periodo
si distingue uno stile denominato Entechno, il cui principale
protagonista è Mikis Theodorakis, sul quale artista ci
soffermeremo poco più avanti. Altri artisti del genere sono
Manos Hadjidakis ed i compositori
Stavros
Kouioumtzis e
Manos
Loizos. Si tratta di una musica da orchestra, con
melodie e ritmi provenienti dalla musica greca. Questo stile è
stato il protagonista di numerose colonne sonore
cinematografiche, la più nota quella di Zorba il greco. Stili
urbani che rappresentano una sorta di evoluzione della Rebetika
e della musica laika in generale, ed è di difficile demarcazione
il confine fra uno stile e l’altro, cioè capire se tizio o caio,
in quel periodo, fosse un musicista di Rebetiko piuttosto che di
Laikò o Entechno.
Più riconoscibile
invece lo stile del Tsifteteli, che ha origine negli anni ’20
riprendendo ritmi e melodie decisamente orientali, turche e del
mondo arabo. Accattivante, sensuale, molto in voga fino ai
giorni nostri, il Tsifteteli potrebbe essere descritto come la
danza del ventre greca.
Mikis Theodorakis
Il mondo del grande
compositore greco, nato nell’isola di Hios nel 1925 (19 luglio),
da padre cretese e madre dell’Asia Minore, va trattato a parte.
Nell’infanzia e nella gioventù gira praticamente tutta la
Grecia, e comincia a studiare musica nel Peloponneso (Patrasso,
Pyrgos e Tripoli, diplomandosi successivamente al conservatorio
Odeion di Atene. Frequenta anche quello di Parigi, e da lì
inizia a comporre con grande successo, girando tutta Europa,
dagli anni ’50 musiche sinfoniche, musiche per film, teatro, e
da balletto.
| Entra
successivamente nel mondo della musica popolare, e lo fa
in modo originale. Ritenendo grande la tradizione
musicale greca ma insufficienti i testi, decide di
musicare le poesie di Ioannis Ritsos, a partire dal poema “Epitafios”.
E’ una vera e propria rivoluzione culturale. Numerosissimi altri
sono i “cicli musicali” che produce nelle varie fasi della sua
carriera. Negli anni ’60 diventa
popolarissimo in tutto il mondo per la fantastica colonna sonora
del film “Zorba il greco”, personaggio interpretato in modo
sublime da Anthony Queen. Più tardi legherà il suo nome anche
alla colonna musicale di Serpico, interpretato da Al Pacino. |

Mikis Theodorakis |
Evidente il suo
impegno politico; durante la dittatura dei colonnelli le sue
canzoni sono messe al bando, e lui stesso, eletto in Parlamento
con il partito della sinistra EDA, è poi arrestato, confinato,
infine lasciato andare all’estero su grande pressione
internazionale. Mikis diventa un punto di riferimento per la
sinistra in Grecia, almeno fino a quando non entra in forte
dissenso. Avviene quando la stessa sinistra di governo,
impersonificata dal Primo Ministro e capo del Pasok (Partito
Socialista) Andreas Papandreu, si rende protagonista a sua
volta, almeno a parere di Theodorakis, di una gestione del
potere sempre più autoritaria e non priva del pericolo di cadere
nell’affarismo. Così si inventa l’ennesima provocazione che
lascia attonita tutta la pletora di suoi ammiratori in campo
politico: decide di appoggiare la destra e viene eletto Deputato
nel 1990 nelle fila del Partito Nea Democratia. All’uscita di
scena di Papandreu, Theodorakis ritorna sui suoi passi, ma
qualche tempo dopo ne “combina un’altra”. Alcune sue
dichiarazioni infelici sugli ebrei, “la radice del male”, gli
valgono la bollatura di antisemitismo, e il grande artista e
compositore si trova a dover subire critiche a 360 gradi,
nonostante il passato di combattente contro ogni forma di
autoritarismo e oppressione, nonostante un presente che lo vede
ancora impegnato in prima fila contro le guerre e
particolarmente vicino alla situazione palestinese e irakena.
Si pensi che ai tempi
dell’occupazione italo-tedesca, nella seconda guerra mondiale,
entrò in contatto e partecipò alla resistenza, subendo arresti e
torture, e successivamente coinvolto nella guerra civile nelle
file dei ribelli, fu rinchiuso nel campo di concentramento di
Makronissos (dove conobbe Ritsos) ed infine esiliato a Ikaria.
Ha composto, tra
l’altro, inni per movimenti e partiti politici socialisti a
livello internazionale, come quelli francese e venezuelano. E’
stato il simbolo internazionale della Grecia che voleva
cambiare, che voleva conquistare finalmente il suo futuro, dopo
secoli di occupazioni e oppressioni.
Pur molto anziano e
sofferente di salute, Theodorakis continua la sua opera in campo
musicale e nell’impegno sociale. E’ sinceramente
inquantificabile il contributo che ha dato e continua a dare
alla musica ellenica.
Diversi sono gli
artisti che devono molto a Theodorakis, devozione nella
maggiorparte dei casi riconosciuta e ricambiata dal grande
compositore. Grigoris Bithikotsis è uno dei più grandi cantanti
e compositori del secolo scorso, ed ha lavorato a lungo a
stretto contatto con Theodorakis, conosciuto a fine anni ‘50.
Anche Bithikotsis ha conosciuto le prigioni di Makronissos, ed
ha composto più di 80 canzoni in carriera, oltre ad aver
interpretato alcuni dei “capolavori” del grande maestro.
Un’artista italiana che ha collaborato con Theodorakis è Milva.
Fra gli altri artisti greci risulterebbero fra i preferiti del
grande compositore Maria Farandouri e Giorgos Dalaras.
Laika moderna e i nuovi stili musicali
Abbiamo dunque
definito la musica Dimotika come l’espressione della società
rurale, le cui dinamiche hanno prevalso in Grecia, fino
all’inizio del XX secolo. Uno stile che non aveva ancora
scoperto il bouzouki come strumento protagonista e distintivo
della cultura musicale ellenica. Uno stile ben vivo tutt’ora,
rappresentando il sottofondo preferito per le grandi feste e
ricorrenze popolari, per gli incontri collettivi, nell’abito
pubblico e privato, nei quali esibirsi in danze, quasi sempre,
per questa musica, di gruppo.
Poi abbiamo trattato
il fenomeno della musica Rebetika, un vero e proprio blues
metropolitano in salsa ellenica, per poi passare al Laikò e all’Entechno,
che vogliono rappresentare l’evoluzione di entrambi gli stili,
ma anch’essi profondamente legati alle dinamiche urbane. Un
sistema che comunque trova una sua consequenzialità ed anche una
sua unità, che possiamo definire musica popolare greca, quindi
musica Laika. L’evoluzione in senso moderno avvenuto negli
ultimi decenni ha prodotto la cosiddetta musica Laika moderna,
ma anche una pluralità di stili musicali che si sono affermati
nella parte finale del XX secolo fino ad oggi, simili a quelli
in voga nel mondo occidentale, ma comunque quasi sempre “in
salsa greca”, con accordi, melodie e tonalità che richiamano
all’oriente.
E’ stato inevitabile
il confronto con influenze provenienti da culture occidentali,
europee e d’oltreoceano. In più il fenomeno musica, come
altrove, anche in Grecia è diventato progressivamente un fattore
economico e commerciale, con la musica che ha cominciato a
penetrare nelle case (e negli uffici, e nelle auto), per mezzo
di radio, televisione ed i vari apparecchi di riproduzione che
si sono succeduti nel tempo. Alcuni artisti greci hanno esteso
il loro raggio di azione al di fuori del territorio ellenico, e
gli stessi emigrati hanno portato la loro musica nei Paesi
europei e americani, promuovendo altrove in qualche modo la
musica “ellenica” e il “prodotto Grecia” in generale.
Un’evoluzione
sicuramente più lenta rispetto a quella che ha avuto, per
esempio, l’Italia, quando, a fianco della musica nazionale, di
quella prodotta dalle “scuole locali”, della canzone d’autore,
sono sorte correnti musicali chiaramente ispirate a ritmi e
melodie d’oltremanica e d’oltreoceano sin dagli anni ’60.
Gli artisti greci sono
stati giocoforza i vettori dell’articolazione dell’offerta in
terra ellenica. Occorrerebbe ora approfondire l’argomento,
entrando nelle biografie dei principali protagonisti degli
ultimi decenni, valutando le loro evoluzioni e le loro tendenze
a ricoprire un genere, piuttosto che un altro. Un lavoro lungo e
difficile, sul quale per il momento soprassediamo, dedicandoci
invece alle biografie, riportate in questa area del sito, di un
gruppo selezionato di loro, quelli che “stanno più nel cuore” di
chi scrive, che appartengono quasi tutti all’ultimo pezzo di
percorso, focalizzato in particolar modo nell’ultimo decennio,
dunque protagonisti dello “showbiz”. Solo alcune considerazioni.
La forza della musica tradizionale e popolare greca è impressa
nella musica moderna e impone la conoscenza e la pratica dei
suoi stili sin dall’infanzia, ed influenza inevitabilmente gli
artisti, almeno quelli nati e/o cresciuti in Grecia. Quasi tutti
i cantanti, dunque, si dimostrano eccezionali interpreti di
canzoni che richiamano a ritmi come per esempio Zeibekiko e
Tsifteteli (quelli forse più in grado di provocare passione la
voglia di esibirsi sulla pista da ballo), nonché tutti gli altri
ritmi tradizionali della musica Dimotika e Laika. Per fare solo
alcuni esempi, Giorgos Dalaras e Haris Alexiou sono straordinari
interpreti di Rebetika, Laikò e Entechno, così come in questi
generi si distingue una delle popstar più in voga del momento,
Natasa Theodoridou; altri da menzionare sono Marinella, Dimitra
Galani e Giannis Ploutarchos; la voce di artisti come Antonis
Remos, Pasxalis Terzis, Notis Sfakianakis la troviamo spesso
abbinata ad appassionati brani di Zeibekiko; Glykeria è una
grande interprete, oltre che di Rebetika e Laika in generale, di
musica Dimotika, così come l’isolano Giannis Parios è fine
interprete in particolar modo di Nisiotika; tonalità in stile
orientale e Tsifteteli è facile riconoscerle in numerosi brani
interpretati da molti artisti contemporanei, come Eleftheria
Arvanitaki (grande interprete di Rebetika e musica etnica),
Giorgos Mazonakis, Despina Vandi e Kaiti Garbi. Uno stile
particolare, il cui più coerente interprete è Lefteris Pantazis,
è lo Skyladiko, considerato da qualcuno una forma “decadente”
del Laikò (deriva da skylos, che significa cane), in realtà è
uno stile di forte ispirazione turca.
Artisti, quelli
citati, che sanno quasi tutti dimostrarsi ottimi interpreti a
360°, come nel caso delle due maggiori “star” di “genere
femminile”, Anna Vissi e Despina Vandi. Due cantanti dotate di
una straordinaria presenza scenica, nonché una particolare
duttilità nel sapersi fare interpreti delle tendenze del
momento. La Vissi in particolare, forse la cantante greca più
conosciuta all’estero dopo l’irraggiungibile Nana Moskouri, ha
accompagnato lo sviluppo della musica greca moderna da fine anni
’70 a oggi, svariando dalla canzone melodica, a quella dance,
passando per l’opera rock. Insomma, è stata una sorta di
“pioniera”. La Vandi, più giovane, quella più deputata a
contenderle la scena, è comparsa ad alti livelli solo negli anni
’90, trovando il grande successo all’inizio degli anni 2000,
imponendosi con alcune grandi “disco hit”, ma trovando grande
consenso anche con pregevoli interpretazioni di genere assai più
melodico.
Queste due grandi
artiste, che abbiamo voluto prendere come esempio, per
riprendere il filo del discorso, hanno spopolato nelle
discoteche, non solo della Grecia, con i loro brani modern pop,
rock e disco-dance. Come detto, la loro opera si estende a
generi più melodici, riprendendo gli stili di cui sopra, in
coerenza con una generale imputazione di artista di Laika
Moderna che generalmente affibbiamo ai cantanti greci
contemporanei. Kaiti Garbi è in grado di competere con le due
colleghe, tanto che attualmente precede ancora la Vandi come
numero di dischi venduti. Altre cantanti di successo sono Elli
Kokkinou, Peggy Zina e la sempre più emergente Elena Paparizou,
la più europea, o meglio nordica, di queste popstar, essendo
nata e cresciuta in Svezia, e lì rimasta fino ad età adulta.
Altri artisti di peso sono quelli citati più sopra. Un universo
che sembra dominato oggi dalle voci femminili, ma che vede anche
grandi artisti di genere maschile che possono assumere l’eredità
degli interpreti del passato remoto e di quello più recente
(come Dalaras, peraltro ancora attualissimo, non vogliamo certo
offenderlo), che rispondono al nome del già citato Antonis Remos,
di Michalis Hatzigiannis, Sakis Rouvas e Thanos Petrelis, solo
per nominarne alcuni. Inoltre, c’è la nuova onda delle e degli
emergenti, fra i quali si distinguono Xryspa, Kelly Kelekidou,
Tamta, C:Real, Evridiki, Sarbel, Nikos Vertis.
Oggi possiamo
affermare che, almeno a livello potenziale, gli artisti della
Grecia parrebbero più adatti, rispetto a quelli italiani, a
calcare le scene internazionali, a produrre il classico pezzo
che riempie le piste delle discoteche, che può rientrare nelle
playlist delle radio più in voga. La grande difficoltà per fare
avvenire tutto ciò attiene probabilmente al limitato peso sul
piano internazionale dell’industria musicale e discografica
greca.
| Chi conosce e apprezza
la musica greca moderna, per esempio, si stupisce di come per
esempio in Italia pochi conoscano star affermate come Anna
Vissi, Despina Vandi, Antonis Remos e compagnia (a parte gli
appassionati della Grecia), di come sia praticamente impossibile
trovare in Italia qualche loro CD, di come nessuno di questi
artisti decida di programmare tournée internazionali che
coinvolgano l’Italia, che della Grecia è quasi confinante, a
poche ore di nave e un paio d’ore d’aereo. Vediamo invece questi
artisti frequentare – essendo ben apprezzati – “mercati” più
ricettivi come quelli dell’est europeo, o Paesi come Germania,
Canada e Stati Uniti, nei quali, guarda a caso, le comunità e le
enclave elleniche sono molto più diffuse e popolate. |

Despina Vandi
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ingrandire |
Detto questo, proviamo
a far conoscere qualcuno di questi artisti, alcune loro note
biografiche, stilistiche e discografiche, cominciando ad
evidenziare, come detto, quelli preferiti da chi scrive. |