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PAME GIA CAFE'

Guida sul "rito del caffé" in Grecia. Metodologie e tradizioni italiane ed elleniche a confronto. "Espresso freddo" sfida "Nescafé Frapé": le nuove generazioni elleniche cederanno alla moda del momento, oppure riuscirà alla fine a vincere ancora la tradizione e l'amor di Patria? A quando la sfida fra "Ellinikos" e "Caffé da moka"? Quale ruolo nel terzo millennio per il "Cafenion" e il "Bar Sport"?

Intanto impariamo a preparare un buon "ellenikos" e un rinfrescante "frapè".

Se un vostro conoscente o amico greco vi apostrofa più o meno così: πάμε για καφέ (pame gia café, letteralmente "andiamo per un caffé"), ricordatevi che è molto scortese declinare un invito di questo tipo, ma auguratevi di non aver impegnate le prossime ore, perché il rito del caffé per i greci è sacro, e la proposta di andare con qualcuno a prendere il caffé sottintende la volontà di passare insieme un lasso significativo di tempo, che può essere un'ora, come un pomeriggio intero. Per far questo di solito, in Italia, si usa invitare qualcuno a pranzo, o al limite per un aperitivo. Per noi abitanti dello "stivale", infatti, usa moltissimo invitare qualcuno per un caffé (vieni, che ti offro un caffé...), ma lo svolgimento prevede la consumazione frugale dell'espresso preparato dal barista, da ingurgitare tutto in un colpo, o con brevi sorsi, e la durata dell'incontro è di solito di pochi minuti, occasionale nella maggior parte dei casi, giusto il tempo per scambiare proprio quattro chiacchiere, e poi riprendere l'attività (o il nulla) lasciata in sospeso. Particolare è il caso della macchinetta "distributore del caffé" presso le aziende e gli uffici, oggetto di una nota sitcom televisiva, laddove attorno ad essa si "si consumano" le divertenti brevi pause "fra una pratica e l'altra". Se invece ci si vuole intrattenere con l'interlocutore, se occorre un lasso di tempo più ampio, allora appunto si passa al pranzo o all'aperitivo, e in quel caso ci si siede, ovviamente.

In Grecia, invece, è tutto diverso. Il caffé, nelle sue numerose varianti, va bevuto molto lentamente, può durare anche ore. E' attore non protagonista di un incontro fra due (o più) persone, che passano un lasso significativo di tempo chiacchierando, conoscendosi, raccontandosi, anche discutendo, fumando (se sono fumatori), a volte "sgranocchiando" qualcosa, a volte giocando a "Tavli", un gioco da tavolo molto popolare in Grecia, del quale una variante (Portes) è il gioco che in occidente è conosciuto come "Backgammon".

Se ci troviamo ospiti da qualcuno, è un dovere per il padrone di casa, sia in Italia che in Grecia, offrire il caffé, che in Italia è di solito preparato con la moka, anche se ormai diverse famiglie hanno adottato piccole macchinette per l'espresso. Il caffé preparato con la moka esce con temperatura più calda ("ammazzo il tempo bevendo caffé nero bollente", chi si ricorda questa canzone di Fiorella Mannoia?), rispetto all'espresso, è ha un naturale tempo di consumazione più alto. Non di rado vengono offerti agli ospiti dolci o biscotti, anche se dopo cinque minuti la tazzina è comunque vuota nel 99% dei casi. Allora si passa direttamente all'ammazza caffé, e così via. ("ti faccio assaggiare il nocino preparato da mio nonno", oppure "senti questa grappa barricata che mi ha portato un amico dal Friuli", e via discorrendo). Il invece si presta molto meglio per far sentire a proprio agio gli ospiti, abbinato a dolcetti e biscottini, in perfetto "english style". Ma come sappiamo è anche una tradizione, appunto britannica, nordica ed orientale, una usanza che in Italia non è penetrata "a livello di massa". Insomma, il caffé come il calcio, sport nazionale tricolore, con buona pace di altri sport molto più interessanti ed educativi, ma tanto è....

Nelle case greche ci viene offerto di solito il caffé "ellinikos" che, a differenza dal caffé fatto con la moka, si può comunque trovare anche al bar. Naturalmente il padrone di casa ci proporrà un piattino di biscotti per accompagnare la "lunga degustazione" del caffé, nonché il classico bicchiere d'acqua da consumare una volta terminato il caffé.

Addentriamoci dunque nel mondo del caffé greco, scoprendo i vari tipi di caffé che usano in Grecia ed i modi per prepararlo, oltre ai locali più adatti per consumare un buon caffé, attore non protagonista di un piacevole intermezzo ... di alcune ore.

Cafes ellinikos

Al di là di peculiari metodologie di torrefazione e compressione dei chicchi di caffé, ciò che marca la differenza fra il caffé greco e quello italiano non è certo la "materia prima", importata quasi sempre dal Brasile, quanto la preparazione del caffé.

In Italia, infatti, il prodotto che più si avvicina all'ellinikos è il caffé prodotto con la moka, laddove il prodotto macinato viene sistemato sul filtro "a imbuto" della macchinetta. Quando l'acqua inserita nel sottostante "bollitore" comincia ad agitarsi, il vapore prodotto dalla bollitura comprime l'acqua verso il basso, e la pressione la induce a trovare il punto di uscita verso l'alto attraverso l'imbuto del filtro sovrastante. L'acqua bollente poi si impregna di caffé (infusione) ed esce nel raccoglitore, passando per un secondo filtro, attraverso una cannella (camino) posta al centro dello stesso. Il caffé è pronto per essere consumato, totalmente privo di residui, visto il doppio filtraggio subito. Le dimensioni della caffettiera, in particolare del bollitore e del filtro ad imbuto, determinano il numero massimo di tazzine di caffé che la moka è capace di produrre ad ogni impiego. La consistenza del caffé (gusto pieno e intenso o leggero e scarico) varia a seconda di come si riempie e si comprime il macinato nel filtro ad imbuto, dunque della sua concentrazione. Una volta servito nelle tazzine, ognuno può decidere se e come zuccherarlo o "correggerlo" eventualmente con un alcoolico (grappa o sambuca sono fra i correttori di caffé più utilizzati). La tenuta della moka e la sua sicurezza per gestire la pressione prodotta sono garantite da una guarnizione e da una valvola di sicurezza, posta sul bollitore. La caffettiera napoletana ("cuccumella") ha origini precedenti rispetto alla moka (inventata da Bialetti negli anni ,30 del XX secolo). In questo caso abbiamo un serbatoio dell'acqua, un serbatoio del caffé, un filtro, una guarnizione e raccoglitore. Il prodotto finito è anche in questo caso filtrato, le temperature di lavorazione sono inferiori rispetto alla moka, e la variante principale nella preparazione consiste nel ribaltare la caffettiera nel momento in cui l'acqua inizia a bollire, in modo che il liquido caldo possa scendere verticalmente nel raccoglitore, dopo essere passato dal serbatoio del caffé, realizzando l'infusione. Anche in questo caso, le dimensioni della "cuccumella" determinano la quantità massima di caffé producibile ad ogni impiego.

 

Un moderno briki in acciaio inox

Alternativo a tutto ciò è il sistema di preparazione del caffé in Grecia, laddove lo strumento utilizzato è il bricco (nome originale "ibrik", nome greco "briki"), una sorta di pentolino alto e stretto, che di solito si restringe ulteriormente verso l'alto, dotato di un manico lungo per maneggiarlo meglio, evitando di scottarsi con il fuoco o altra fonte di calore sottostante. Un sistema che trova la sua origine molto antica in Turchia e nei paesi arabi, tanto che è uso comune denominare il prodotto di questa lavorazione come "caffé alla turca". Come potrete intuire, occorre evitare di far osservare a un greco che sta producendo un caffé alla turca, perché i greci fanno l'ellenikos, cioè il caffé alla greca...

Non c'è nessun metodo di filtraggio quando si lavora con il bricco, dunque il prodotto finale avrà dei residui, che tenderanno a depositarsi verso il basso. Le dimensioni normali del bricco consentono di produrre solitamente da 1 a 4 tazzine di caffé, ma in casi eccezionali si può andare oltre, anche se non è consigliato se si vuole mantenere la qualità del prodotto finale. Si riempie il bricco di altrettante tazzine d'acqua fredda, quante quelle di caffé che si vuole ottenere (la quantità d'acqua della tazzina determinerà la "lunghezza" del caffè), si aggiungono altrettanti cucchiaini da tè (abbondanti) di caffé macinato, oltre allo zucchero. Dunque occorre decidere prima se e quanto zuccherare il caffé, dopo sarà troppo tardi, perché il prodotto finale non deve essere mescolato (anche per non "rimettere in gioco" i residui). Le varianti principali sono tre: "sketos" è il caffé senza zucchero; "metrios" corrisponde fino ad un cucchiaino da tè di zucchero per ogni tazzina; "glykos" fino a tre cucchiaini. Abbiamo anche il "vrastos gkykis", dolce, ma bollito più volte per disperdere la schiuma prodotta dalla prima bollitura, il "diplo", cioè doppio, oppure "me oligi", non proprio "sketos", ma meno zuccherato del "metrios".
A questo punto, una volta misurate le tazzine d'acqua e inseriti i cucchiaini occorrenti di caffé e zucchero (con più ospiti occorre una scelta omogenea, altrimenti occorre preparare un caffé alla volta), mescoliamo il tutto con un cucchiaino e mettiamo sul fuoco al minimo, mescolando inizialmente ancora un po', fino alla bollitura, quando la schiuma si alzerà velocemente per indirizzarsi al colmo del bricco. E' il momento per togliere il caffé dal fuoco e farlo riposare un po', a meno che non si intenda rimetterlo a bollire, se non si gradisce la schiuma (che per qualcuno invece denota la qualità del caffé prodotto). Si versa poi nelle tazzine, con attenzione a distribuire a tutti la stessa quantità di schiuma, e il gioco è fatto. Si pongono le tazzine sul loro piattino, si offre un bicchiere d'acqua per ogni caffé, si comincia il rito della consumazione, che come detto può prolungarsi per tempi inimmaginabili a noi italiani.

Ho trovato un'altra ricetta, con un metodo che parrebbe ispirarsi più fedelmente all'antico modo turco. Si fa prima bollire l'acqua, poi si toglie il bricco dal fuoco, si inserisce caffé e zucchero e si mescola. Si rimette sul fuoco fino all'ebollizione, togliendolo di nuovo e mescolando per dissolvere la schiuma, operazione da ripetere per altre due volte (nell'ultima non mescolare, per mantenere la schiuma), prima di servire.

Come si può immaginare, ci sono diversi tipi di "brikia" in commercio. Il più tradizionale è senza dubbio quello in rame, ma anche l'alluminio rende bene. Sono due materiali che tradizionalmente troneggiano in cucina. Sono molto popolari anche quelli in ottone. Tuttavia la praticità dell'acciaio inox ha fatto breccia anche in questo campo, ben adattandosi sia al fuoco vivo del fornello da cucina, sia alla piastra elettrica, sistema che caratterizza la maggior parte delle cucine greche. Un fornellino da campeggio alla portata è sempre utile se non si vuole utilizzare la piastra.

Il "frapé"

Vi sarà capitato, girovagando per la Grecia, di notare un po' ovunque (nei bar, negli uffici, nei negozi, etc..) dei bicchieri alti, con un liquido di gradazione cromatica variabile fra il nero e il marrone, sovrastato da una schiuma densa, dalla quale emerge una cannuccia da "longdrink". E' un po' l'equivalente del nostro "caffé shakerato", diventato nel tempo una sorta di bevanda nazionale greca, alter ego dell'ellinikos, vero protagonista dei mesi caldi, decisamente più apprezzato dalle giovani generazioni, ma non disdegnato neppure da quelle un po' più attempate. Se la consumazione del tradizionale caffé ellinikos si protrae per tempi inconcepibili per noi italiani, il frapé può durare addirittura un pomeriggio, possiamo osservarlo per una intera mattinata diminuire lentamente sulla scrivania di un impiegato di banca.
La prima cosa che distingue il frapé dall'ellinikos è la qualità del caffé impiegato, che in questo caso, sia in polvere che in granelli, è solubile, dunque si scioglie senza problemi nell'acqua fredda, senza lasciare alcun residuo. Tanto è vero che questo preparato è in realtà conosciuto come "nescafé frapé", anche se più brevemente e comunemente definito frapé. La prima parte del nome si ispira infatti al nome della nota marca di caffé solubile; il termine frapé, di origine francese, lasciato solo rischia di rivelarsi ambiguo, perché si può confondere con l'originale "frappé", che indica comunemente un prodotto realizzato frullando latte e ghiaccio tritato (o gelato e latte, nella versione "milkshake"), arricchendo a piacere con uno o più ingredienti (tra i quali anche il caffé, ma molto più utilizzati sono vaniglia, fragola e altri gusti di frutta). Quando parliamo di frapé greco, intendiamo dunque quello realizzato con caffé solubile, acqua, ghiaccio, con eventuale aggiunta di latte e zucchero.

Il frapé è un tipico prodotto da bar, da affidare alle sapienti mani del vostro barman di fiducia, come fareste per un cocktail o un semplice aperitivo composto. Tuttavia è anche molto semplice produrselo per conto proprio, a casa, ovviamente acquisendo nel tempo un minimo di "tecnica" per ricavare un prodotto che si avvicini il più possibile a quello realizzato dai "professionisti". Le variabili, infatti, sono molte, perché un buon frapé deve avere il gusto giusto (c'è il rischio che il sapore del caffé sia poco o troppo intenso, per la qualità dello stesso o per la quantità utilizzata errata), la consistenza giusta (non deve certo essere denso, ma neanche dare l'impressione di essere troppo "acquoso" o "acqua sporca"), la schiuma giusta (alta al punto giusto, un po' meno della metà del bicchiere, densa al punto giusto, montata quasi come "a neve" ma non proprio "a neve", dal colore panna e non bianco, non deve dissolversi ma neanche essere troppo compatta...), zuccherato al punto giusto e nel modo richiesto (di solito metrios o glykos).

Il procedimento è il seguente: versare una piccola quantità di acqua (circa due dita) nello shaker, aggiungerci un cucchiaino da té abbondante di caffé solubile e lo zucchero, azionare il frullatore, con disco (diametro di circa 2 cm.), fino ad ottenere la "giusta schiuma", versare nel bicchiere, aggiungerci qualche cubetto di ghiaccio (potrebbe dover durare molte ore...) e acqua fino a portare il livello della schiuma verso il colmo del bicchiere. Per chi chiede il "frapè me gala" (con latte), aggiungere una piccola correzione di latte (che muterà il colore del frapé verso il marroncino). Mescolare un po' con un cucchiaino dal manico lungo, inserire la cannuccia e il frapé è servito. Anche in questo caso è d'uopo accompagnare con un bicchiere d'acqua, ovviamente con ghiaccio. O in alternativa, un bicchiere con ghiaccio e una bottiglietta d'acqua naturale da mezzo litro, che permette al barista di incassare 50 o più centesimi di euro in più....

Visto che è palese che chi ordina un frapé è destinato ad occupare il tavolino per ore ed ore, ad utilizzare uno dei tavli messi a disposizione dal locale, i prezzi praticati dal barman per questa bevanda, il cui costo di produzione è di pochi centesimi, possono raggiungere cifre da far concorrenza ai cocktail più elaborati. Ritenetevi fortunati quando vi chiederanno meno di tre euro per un frapé, mentre nei locali più "à la pàge", tipo Platia Sintagma, di fronte al Parlamento, rischia di partire interamente la banconota, quella più piccola, ma sempre banconota.

L'inarrivabile Wikipedia ci informa che il frapé greco è stato casualmente inventato nel 1957 da Dimitri Bakondio (clicca per leggere l'articolo)

L'occidentalizzazione colpisce ancora: "espresso", "espresso freddo", "gallikos", "cappuccino", "freddoccino", "mokaccino"

La Grecia è un paese turistico, dunque nasce l'esigenza di proporre, nel mangiare e nel bere, anche prodotti che vanno più incontro ai gusti e alle tradizioni occidentali. Così come troviamo sempre di più nei menù pasta e pizza cucinati in modo simile a quanto possiamo trovare in Italia (soprattutto la prima, molto meno la seconda), e anche molti ristoranti che propongono cucina internazionale (anche specializzata, come ristoranti italiani e francesi) ed esotica, similmente nei bar possiamo chiedere un caffé alla francese (gallikos), piuttosto che un espresso o cappuccino. Ormai tutti i locali più frequentati per il caffé dispongono di una macchina per caffé espresso. E' obiettivo il fascino dell'espresso e il suo inimitabile gusto, che ha fatto indubbiamente presa anche sul popolo greco, che sempre più consuma l'espresso o il cappuccino caldo, ma anche nelle versioni fredde ed estive. Il trono del frapé negli ultimi anni sta vacillando al cospetto dei più "modaioli" freddo (espresso freddo) e freddoccino, oltre al mokaccino (espresso con cioccolata e panna, servito sia caldo che freddo). Leggetevi questo articolo per farvi un'idea di come questa tendenza delle nuove generazioni greche sia destando la viva preoccupazione dei "puristi" dei prodotti "made in Greece". La speranza, che condivido, è che sia un fenomeno temporaneo, e che si ritorni al più presto al "nazionale" frapé. D'altra parte, in Italia posso bere tranquillamente un caffé shakerato (anche se non disdegnerei certo un introvabile frapé), ma quando vado in Grecia, guai se non trovo il mitico "frapé" ad accompagnarmi abitualmente nelle ore del tramonto...

I locali per andare a bere il caffé: pame gia café, pou?

Non aspettiamoci di trovare ovunque il bar come lo conosciamo in Italia, tanto meno in Grecia. Anche per questo tema, al fine di poter svolgere meglio il paragone fra le usanze dello stivale e quelle elleniche, esaminiamo brevemente l'evoluzione dei bar in Italia negli ultimi anni. Il classico "bar sport", quello con i tavolini per sedersi, giocare a carte, consumare discussioni sul calcio o sulla politica, limitandosi ad una consumazione o due che accompagnano il periodo di permanenza nel locale, è il modello al quale forse molti di noi sono più affezionati, ma che sta quasi scomparendo, almeno dalle parti di chi scrive, nel bolognese. A San Lazzaro, per esempio, solo all'inizio degli anni '80 più della metà dei bar erano organizzati in questo modo, a partire proprio dal Bar Sport, collocato sotto il portico del Comune. Oggi non è più così, salvo un paio di eccezioni, e chi ha i tavolini tende ad utilizzarli per gli aperitivi, le degustazioni, o una sorta di "sale da the". La funzione di bar come luogo di aggregazione, se ancora è viva per le nuove generazioni, per quelle medie ed anziane si è trasferita nei Circoli, bocciofile e nei Centri Sociali. Si è sempre più affermato il più redditizio "bar veloce", per colazioni consumate velocemente direttamente al banco, sui "trespoli" posti in prossimità delle "mensole" per appoggiare bevanda e brioche, o sui rari tavolini, magari scorrendo velocemente il quotidiano comunque sempre a disposizione dell'avventore (a Bologna va molto il "Carlino" per la cronaca e lo "Stadio" per lo sport). Colazione veloce, caffé veloce, insomma, trionfo della filosofia "fast", e molti di questi locali si sono specializzati anche per fornire pasti veloci nell'ora di pranzo (non solo panini, ma vere e proprie portate, tipo primi piatti, insalate e qualche secondo), e in questo caso sono avvantaggiati i baristi che dispongono di locali più ampi, con un numero maggiore di tavolini e sedie, ma attenzione, carte e altri giochi vietatissimi, appunto per non ricreare l'ambiente poco remunerativo da "bar sport". L'aperitivo, soprattutto quello pre-serale, è assurto come momento più frequentato, dunque anche più interessante dal punto di vista sociale, ma ancor più dal punto di vista economico, almeno guardando dalla parte del portafoglio del gestore. I bar si contendono la clientela, vere e proprie "compagnie" che si ritrovano abitualmente per consumare un aperitivo. Il vantaggio per i baristi è che l'aperitivo si può consumare anche in piedi, dunque vanno bene anche i locali piccoli e con pochi tavolini, e sul cocktail, sul bicchiere di spumante, sul longdrink, etc. i ricarichi sono notevoli. Elemento fondamentale, tuttavia, è la predisposizione di un ricco buffet (ovviamente gratuito) di stuzzicherie varie, per invogliare gli avventori a rivolgersi in quel bar preciso a consumare il rito dell'aperitivo.

Scrivendo queste note, mi sono accorto che in effetti la differenza fra il bar italiano e i corrispondenti greci non è poi così marcata. Tuttavia, l'idea che ci sorge spontanea quando in Italia pensiamo ad un bar si collega alla consumazione "al banco" del caffé, della colazione, di un bicchiere di "bianco", o anche di un aperitivo. In questo senso, è difficile trovare altrove questo tipo di atmosfera.

I locali greci, infatti, sono naturalmente più impostati sulla filosofia "slow", piuttosto che sulla "fast". E la descrizione del "rito del caffé" ci fa capire il perché. Il locale storico, e di conseguenza più tipico e per certi versi pittoresco è il "Cafenion", ambiente che più di ogni altro ci ricorda proprio il "bar sport" italiano. Grigio, poco appariscente, tavolini e sedie "di risulta", fumoso, luogo "per uomini". Non certo accogliente agli occhi del visitatore, caratteristica che spesso segna i "posti furbi". Il gestore applica prezzi molto "onesti", se lo chiedete vi prepara anche il frapé, magari guardandovi male, ad un prezzo circa dimezzato rispetto ai bar più in voga, sui quali verremo dopo. Se poi chiedete un ouzo con mezé sarà l'occasione per pranzare con pochi euro, ma non aspettatevi troppo dal piattino. Talvolta si ha l'impressione di veder servito un mezé raccolto dai resti del frigo personale del gestore, posto nell'alloggio adiacente al Cafenion, ma non temete, cibi puliti, sani e genuini. Qualche fettina di cetriolo, un po' di formaggio, mezzo pomodoro, un paio di fette di salume, 6 o 7 olive, costituiranno il vostro pranzo, o grossa parte dello stesso, ma comunque davvero a buon mercato. Non osate chiedere toast o qualche altra diavoleria della cucina moderna e veloce. Non tutti i Cafenion sono così: soprattutto nelle zone turistiche, alcuni si sono modernizzati e poco hanno da inviare ad una qualsiasi ouzeri anche in materia di offerta di snack e piattini, mezé e poikilia di varie fatture, ma questa volta il prezzo lievita un po'. Il Cafenion tradizionale conta di solito su una clientela fissa ed abitudinaria, che usa passare nel locale una parte del tempo della propria giornata. Non mancano quindi tutte le "facilities" per favorire la comodità degli avventori, come il tavli, i giornali e un vecchio apparecchio televisivo, naturalmente ancora ... a valvole. Un forte pensiero di augurio affinché i Cafenion vengano preservati e non scompaiono, come avviene per tante cose buone del passato.

Assodato che stiamo parlando di caffé, diamo per scontato che il Cafenion è il luogo principe ove consumare un buon ellinikos. Nei paeselli, spesso è anche l'unico locale pubblico, ma quando ci troviamo in centri più popolati, in città e nei luoghi turistici, ecco fiorire sempre più numerosi moderni café-bar, che trovano la loro migliore espressione durante la "buona stagione", come noto molto lunga in Grecia, potendo sfruttare in modo creativo ed efficace lo spazio esterno. E' qua che si combatte la "guerra" fra "frapé" e "espresso freddo", ma anche luogo in cui consumare bibite, birre, aperitivi, cocktail, superalcoolici, gelati al bicchiere, accompagnando se necessario con toast, sandwich di ogni tipo, ma anche in molti casi con prelibatezze mutuate dal mondo occidentale, come omelettes, crepes, e così via. Questi locali sono orientati verso un pubblico prevalentemente giovane, dunque soggetti alle "mode". Combattono a suon di arredamenti, soprattutto per l'esterno, rinnovando continuamente l'immagine del locale, i tavolini, le sedie e le varie amenità. In questo senso ci sono molte variabili, delle quali la principale è la musica (genere, volume, etc.). Chi ha la possibilità, soprattutto nelle zone più turistiche, offre l'uso di una piccola piscina, e diventa "pool bar". Altri si specializzano in direzione delle famiglie con bambini, facendo fiorire accanto al bar veri e propri parchi giochi, mettendo a disposizione gonfiabili, giochi all'aperto di ogni tipo, videogiochi, giostrine e trenini, con tanto di giovani assistenti in divisa che si prendono cura della sicurezza dei pargoli, il tutto opportunamente recintato. Una idea meravigliosa per chi intende consumare in santa pace un buon frapé, mentre la figliolanza, a pochi passi e a vista, "si diverte la faccia", e soprattutto "non rompe" per andar via da questo "noioso rito del caffé", che comprensibilmente i bimbi non valutano e non comprendono. In questi locali, di solito, il gioco si paga a parte, con un biglietto di pochi euro che consente ai bimbi di stare nello spazio allestito a tempo indefinito. Il costo delle giostrine e degli altri divertimenti "a gettone" è di solito a parte (normalmente 50 centesimi a botta, di più per trenini, macchinine e altre diavolerie più complesse). Di solito questi locali sono anche predisposti per fornire agli avventori una buona cena, per prolungare la serata.

Nonostante la modernità e gli arredamenti conseguenti (scordiamoci tavolini in legno traballanti e sedie impagliate), rimangono pur sempre dei locali greci, dunque non manca mai a disposizione una bella fila di tavli e di altri giochi da tavolo. Sono espressione della Grecia moderna, della Grecia giovane, e francamente stento a trovare altrove locali meglio di questi in termini di accoglienza, di piacevolezza nel fermarsi per passare un po' di tempo chiacchierando, gustando una bevanda, sgranocchiando qualcosa, ascoltando musica, o anche ballando. Perché in molti casi, soprattutto di notte, quando si alza la musica il locale si affolla, la gente se ha voglia sta in piedi, se ha voglia si muove e balla, tutto all'interno dell'area esterna del locale, e non in mezzo alla strada, con bottiglia o bicchiere in mano, come usa fare negli ultimi anni "dalle nostre parti", abitudine che chi scrive rispetta, magari pratica se si trova nella circostanza, ma non certo condivide. In Grecia c'è lo spazio per realizzare questi locali, c'è anche il clima giusto anche dal punto di vista meteo, non ci sono quelle centinaia di norme e lacci e lacciuoli che rendono un'impresa spesso da "Don Chisciotte", per i gestori in Italia, quando intendono realizzare un semplice "dehor", o espandere all'aperto il proprio locale, soprattutto se si va ad occupare il prezioso "spazio pubblico". Non vogliamo far credere che è tutto oro quello che luccica, ed anche molti gestori di moderni bar della Grecia si sono trovati a doversi confrontare con ordinanze avverse, denunce di piccoli abusi edilizi ed altre difficoltà poste dalle amministrazioni locali e dalle autorità sanitarie, che giustamente vigilano nell'interesse della comunità e della salute...

Non mancano, infine, soprattutto nelle grandi città e nelle zone turistiche, locali ancor più "occidentali", veri e propri pub, disco bar e wine bar, locali che in alcune zone sono letteralmente "colonizzati" da turisti inglesi o nordici. Locali che vivono soprattutto di notte, ma che di mattina, anche per "far cassa", possiamo trovarli agevolmente riconvertiti in "colazionifici", con offerta delle classiche continental ed english breakfast.

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